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La Merda Che Fa Fortuna,  Lo Sterco Si Converte E Diventa Luce

Merda, dalla trasformazione alla rivoluzione

Una grande passione per l’arte contemporanea, l’idea di sublimare il letame come portatore di vita e di rinascita e infine l’idea di dedicargli un museo.

Agricoltore, allevatore, imprenditore e grande appassionato d’arte; un insieme di competenze che portano Gianantonio Locatelli, partendo dalla gestione quotidiana dei suoi bovini e dalla produzione dei loro escrementi, a creare un progetto ecologico e allo stesso tempo industriale. Non solo: dopo molti anni di lavoro e riflessioni intorno al tema e alle pratiche della trasformazione, insieme ad amici e artisti, avvia il processo che lo porterà in pochi anni a realizzare il Museo della merda.

Molto legato al tema della sostenibilità, nei primi anni 2000 Locatelli si dedica alla trasformazione della grande quantità di scarto dell’allevamento, il letame. Il tutto nasce dall’esigenza di trovare un utilizzo all’ingente quantità di letame, 1.500 tonnellate al giorno, che i suoi bovini producevano presso Castelbosco. Il trattamento di questo scarto attraverso il biometano ha aperto un nuovo ciclo dell’agricoltura moderna, tant’è che oggi Locatelli ottiene energia elettrica verde, calore per il riscaldamento delle case, concime secco organico, mattoni ed intonaco grazie al letame dei suoi bovini.

 

La Merda Che Fa Fortuna Lo Sterco Si Converte e Diventa Luce

La Merda Che Fa Fortuna Lo Sterco Si Converte e Diventa Luce

Il progetto di realizzazione del Museo della Merda a Castelbosco pone un rilevante rapporto sinergico tra la scelta curatoriale e il tema della luce. Infatti, al tema preponderante che definisce i propositi museali e ispira la linea generale di comunicazione, si unisce proficuamente quello dell’illuminazione nel supportare la visita reale o virtuale sottolineando una forte interdipendenza con il mondo dell’energia e delle risorse naturali. Infatti, il processo di trasformazione dell’energia è alla base della fenomenologia qui indagata: il rapporto tra la natura, le sue risorse primordiali e la capacità dell’uomo imprenditore di interpretarne le sue potenzialità insite, al fine di ampliare lo spettro di conoscenza ed esplicitarne i benefici verso un’economia verde e sostenibile. In apparenza la luce potrebbe essere scambiata per una risorsa legata alla sola percezione della realtà circostante, ma nella realtà scientifica e in quella percettiva svolge un ruolo che attinge alle funzioni vitali e alla rappresentazione simbolica delle stesse.

Nel caso della crescita delle piante la radiazione luminosa determina l’indispensabile attività clorofilliana. In altri casi la trasformazione dell’energia può essere un indicatore visivo molto suggestivo nel processo di metanizzazione a partire dai liquami organici dei letamai. La fenomenologia delle bioluminescenza di batteri geneticamente modificati che si nutrono di metano, ne costituisce un esempio molto convincente.

La Merda Che Fa Fortuna Lo Sterco Si Converte e Diventa Luce

A partire da una sperimentazione condotta nel settore di ricerca ed innovazione della Philips lighting è emersa, qualche anno fa, la straordinaria potenzialità di generare tenui flussi luminosi attraverso un processo di bioluminescenza dovuto a batteri, geneticamente modificati, che si nutrono di gas metano. Tale impostazione si basa sul principio di trasformazione della materia in cui è prevista la produzione di gas metano a partire dalla conversione ecologica dei rifiuti umidi domestici. Attraverso un meticoloso dosaggio del gas metano i batteri contenuti in apposite ampolle trasparenti emettono una luce costante al cento per cento biologica, dovuta all’enzima luciferasi e al suo substrato luciferina, ottenendo la caratteristica colorazione giallo-verde presente in simili fenomeni in natura.

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La Merda Che Fa Fortuna Lo Sterco Si Converte e Diventa Luce

Nel caso specifico del museo di Castelbosco, l’impostazione di una simulazione di tale fenomeno è concepita per sottolineare il rapporto tra diverse forme di energia ed i relativi processi di conversione al fine di rendere palese la grande potenzialità delle risorse naturali. Lo scopo è orientato ad evocare un principio di efficientamento e di riciclaggio, all’interno di un modello di produzione agricola proficuamente incentrato sui valori di armonizzazione con l’ambiente, perseguendo la sostenibilità in una forma estesa e trasversale. Infatti, in ogni fase di produzione, ivi compresa la conversione da liquami biologici in gas metano, l’energia può essere utilizzata in diverse applicazioni utili, tra le quali si annovera, appunto, anche la possibilità di emettere luce seguendo ed emulando il principio armonioso che molte creature viventi utilizzano per la loro sopravvivenza.

La Merda Che Fa Fortuna Lo Sterco Si Converte e Diventa Luce

Tuttavia nelle viscere del museo, secondo il progetto di Luca Cipelletti, sono esplorati anche concetti e principi sul re-impiego dell’energia trasformata e della materia desueta, che comunemente vengono discussi ma raramente perseguiti.
La luce, infatti, diventa un filo conduttore nel sottolineare l’impianto ex-novo di riscaldamento tubolare alettato che corre in tutte le sale. Mette in risalto la morfologia stessa dello scambiatore energetico, recuperatore di energia termica, sprigionando allo stesso tempo un flusso luminoso che “scalpella”, percettivamente, le antiche irregolarità dei muri portanti del castello.

Diversamente dal principio di una fonte luminosa occultata, si delinea la ri-edizione delle storiche fonti luminose a sospensione citando l’apparato impiantistico e le lampade che, nel caso specifico, diventano riproposizioni a LED della storica lampadina a filamento. All’insieme di intersezioni visive tra gli effetti delle evocazioni storiche, quelle pienamente incentrate sull’innovazione tecnologica capace di minimizzare gli ingombri,
diminuire i consumi, aumentare il ciclo tecnico di vita e aumentare esponenzialmente l’efficienza energetica si sovrappongono le scelte simboliche adottate per gli esterni del castello. Infatti, gli effetti luminosi pensati per le facciate ed i percorsi attigui si ricollegano al tema museale in cui l’energia, la natura e l’agire dell’uomo trovano un punto d’incontro per generare idee e spunti di riflessione per rilanciare le nuove sfide della convivenza tra modo di fare impresa e armonizzazione con il territorio.
Di notte il castello, provocatoriamente, si trasforma in un gigantesco calderone in ebollizione visiva, con effetti di luce primordiale che debordano e colano dalle finestre e dalle aperture di coronamento superiore, nel segno di un fenomeno fantastico ed immaginario che simboleggia il principio dell’autosufficienza e dell’abbondanza energetica all’insegna delle energie rinnovabili e sostenibili.

 Fonte

 

 

 

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