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     La Triste vita della Galline Ovaiole

L’allevamento intensivo delle galline ovaiole è a tutt’oggi uno degli allevamenti che più di altri implica sistemi criticabili dal punto di vista etico e poco sostenibili a livello ambientale.

Secondo una recente indagine in Italia si consumano in media 3,4 uova alla settimana per famiglia, il 53% delle quali vengono acquistate dalla grande distribuzione (il 25% nei negozi di generi alimentari, 16% direttamente dal produttore e il 5% nei mercati rionali). L’allevamento intensivo delle galline ovaiole è a tutt’oggi uno degli allevamenti che al pari di altri implica sistemi criticabili dal punto di vista etico e poco sostenibili a livello ambientale.

Violenza sugli animali
Solo nei paesi dell’UE vengono allevati ogni anno 400 milioni di galline ovaiole, il 68% delle quali restano chiuse in gabbie da batteria. Lo spazio a disposizione per ogni capo corrisponde all’incirca alle dimensioni di un foglio A4. In tali condizioni l’animale non solo non è in grado di esprimere alcun comportamento naturale come la cova delle uova, la ricerca del foraggio etc, ma non ha modo nemmeno di compiere semplici mvimenti come distendere le ali o girarsi senza difficoltà. Le galline ovaiole trascorrono la loro breve esistenza (circa un anno) in queste gabbie, in condizioni che provocano enormi sofferenze fisiche e disturbi del comportamento. Le gabbie possono essere impilate in altezza fino a quattro file, in enormi capannoni con ventilazione forzata, usata per disperdere gli altissimi livelli di ammoniaca provocati dalle deiezioni degli animali.
Per aumentarne la produzione, gli animali vengono sottoposti a lunghi turni di luce artificiale che ne alterano i bioritmi.
Il fondo in rete metallica delle gabbie provoca gravi lesioni e deformazioni alle zampe. Non essendo limate, durante la ricerca del cibo, le unghie crescono a dismisura ritorcendosi e spezzandosi con gravi conseguenze sanitarie. Ostioporosi e fratture alle ossa sono all’ordine del giorno.
Inoltre le galline sono animali con un’organizzazione sociale complessa e basata su una chiara gerarchia, hanno bisogno di luoghi appartati dove deporre le uova. In seguito a tali privazioni gli animali mostrano gravi alterazioni e patologie del comportamento.
A causa delle pesanti frustrazioni subite, capita che le galline aggrediscono le proprie vicine arrivando talvolta dei veri e propri atti di cannibalismo. Per evitare questo vengono sottoposte a debeccaggio, ovvero l’asportazione di un terzo del becco tramite coltello rovente.
Negli allevamenti per la produzione di uova i pulcini maschi, inutili ai fini produttivi, vengono separati dalle femmine alla nascita e triturati vivi.

Legislazione

Una direttiva europea impone dal gennaio 2012 migliori condizioni per gli allevamenti di galline ovaiole (decreto che ha impiegato ben 13 anni ad entrare in vigore, a causa delle forti resistenze dell’industria avicola). Tale direttiva stabilisce le norme minime per la tutela delle galline ovaiole: la gabbia deve essere minimo di 550 cm2, deve disporre di abbeveratoio, poppatoio, mangiatoie senza limitazioni di utilizzo. Vengono inoltre garantiti degli spazi minimi tra una gabbia e l’altra. Nonostante sia scaduto il termine la metà dei paesi dell’unione (tra cui l’Italia) non si è ancora adeguata. Nel 2014 la Corte di Giustizia Europea ha condannato il nostro Paese per non aver rispettato la data prevista per l’adeguamento.

Codice impresso sulle uova, come evitare di acquistare uova provenienti da allevamento in gabbia

In base alla cifra iniziale del codice impresso sulle uova è possibile riconoscere il tipo di allevamento da cui provengono:
3: galline allevate in gabbia
2: allevamento intensivo al chiuso
1: allevamento all’aperto (ovvero, si tratta di grandi capannoni con una media di 12 capi per metro quadro e la possibilità di accedere ad un’area esterna pari a 2,5 metri per gallina – spesso la via di accesso a tale area è talmente irrisoria che la maggior parte delle galline non vi accederà mai.
0: allevamento biologico (in molti casi gli spazi disponibili non cambiano, cambia però il metodo di allevamento). Le galline possono razzolare liberamente all’interno e all’esterno di capannoni, su un terreno ricoperto da vegetazione e coltivato con metodo biologico. Le galline sono alimentate con cibi biologici, integrati al massimo con un 20% di mangimi convenzionali.
fonti: dossier LAV 2010 sull’allevamento delle galline ovaiole

Fonte

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