Home Ambiente CIBI… O DROGHE?

Comunemente chiamiamo droghe le sostanze che agiscono sul sistema nervoso centrale provocando fenomeni di dipendenza e numerosi effetti tossici, tanto che il loro uso è regolato dalla legge.

Tutte le droghe hanno un’azione psicotropa, cioè alterano l’attività mentale modificando il tono dell’umore e le reazioni individuali, e danno luogo a manifestazioni di assuefazione.

Sono chiamate:

  • psicolettiche: le droghe che deprimono l’attività mentale (barbiturici, oppioidi, etanolo, ecc.),

  • psicoanalettiche: le droghe che eccitano l’attività mentale (anfetamine, cocaina, caffeina, teina, ecc.),

  • psicodislettiche: le droghe che alterano la percezione, lo stato di coscienza o il comportamento (cannabinoidi, allucinogeni, alcolici, ecc.).

E’ importante saper identificare le droghe e riconoscerne gli effetti, per evitarne l’abuso e per non cadere nella pericolosa mistificazione fatta a proposito di tanti cibi di uso comune (zucchero, carne, latticini, farine bianche…), vere e proprie droghe legalizzate, raccomandate e sponsorizzate per avvantaggiare gli interessi delle multinazionali e dell’economia.

La salute mentale e il benessere fisico poggiano sulla possibilità di avere un corpo in perfetta forma e una vita emotiva equilibrata e vitale.

Queste condizioni possono verificarsi soltanto quando il metabolismo non è avvelenato da sostanze tossiche, le percezioni sono vigili e il tono dell’umore segue le sue fluttuazioni naturali, senza subire alterazioni indotte da sostanze o alimenti impropri.

I cambiamenti psicologici e fisici, ottenuti grazie all’uso di droghe o di cibi dannosi per l’organismo, generano una pericolosa assuefazione che nel tempo trascina a consumarne sempre maggiori quantità, per ottenere i medesimi effetti.

Ma il dramma delle droghe e, purtroppo, anche di numerosi alimenti, non è soltanto l’assuefazione quanto la dipendenza fisica e le conseguenti crisi di astinenza che compaiono quando si cerca di limitarne o sospenderne il consumo.

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REGRESSIONE, DERESPONSABILIZZAZIONE E CRISI DI ASTINENZA

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Ottenere un cambiamento psicologico utilizzando determinate sostanze, a qualcuno potrebbe anche sembrare una meta attraente.

Infatti, apparentemente, consente di evitare gli sforzi necessari a superare gli ostacoli della vita, generando rapidamente uno stato di benessere.

Ma l’effetto collaterale di questo benessere è l’abitudine, che si crea nel corpo, a ricevere periodicamente una certa quantità di elementi tossici unita alla regressione e alla deresponsabilizzazione psicologica che ne conseguono.

Assuefazione, dipendenza, regressione, deresponsabilizzazione e crisi di astinenza, sono gli effetti psicologici e fisici delle droghe e di  tanti alimenti.

Come le droghe, infatti, anche molti cibi provocano un benessere effimero e un pericoloso ottundimento delle percezioni.

L’anestesia emotiva e percettiva, indotta da molte sostanze alimentari e dalla digestione, favorisce la regressione a uno stadio infantile di dipendenza, cioè a una fase orale dello sviluppo in cui ogni cosa era posta sotto la tutela degli adulti.

In seguito a questa regressione, elementi esterni e magici, come il destino, la fortuna, la sfigaDio o il medico, diventano l’emblema di un’autorità onnipotente e imperscrutabile, che stabilisce le sorti della vita, proprio come succedeva da bambini con i nostri genitori.

In questo modo il meccanismo della regressione, quando si accompagna all’uso di droghe o di alimenti tossici, permette di spostare al di fuori di sé la responsabilità di ciò che succede alla salute, incrementando lo strutturarsi di una pericolosa indifferenza nei confronti dei veleni introdotti nell’organismo.

Mentre la deresponsabilizzazione porta a delegare all’esterno gli oneri dei danni che droghe e cibi provocano nel corpo, l’assuefazione, invece, fa sì che, in assenza della dose abituale di sostanze, si scatenino una serie di problematiche psicologiche e fisiche chiamate appunto: crisi di astinenza.

La crisi di astinenza è una sindrome dolorosa che presenta sintomi sempre più invalidanti, costringendo chi la subisce a consumare quantitativi crescenti di sostanze tossiche, per porre termine alla sofferenza che la loro mancanza genera nel corpo e nella mente.

Infatti, allo stato di benessere artificiale indotto dalle droghe e da certi alimenti, fa seguito, purtroppo, un insopportabile vissuto di mancanza, che si manifesta in modi sempre più violenti e spiacevoli, quanto maggiore è stato il loro consumo.

Per mettere fine a queste crisi, siamo spinti ad assumere ulteriori quantità di droghe o di cibi nocivi, in un crescendo che provoca una pericolosa situazione di tossicità nel corpo e una compulsiva necessità di aumentare le dosi.

Prende forma in questo modo un circolo vizioso che, nel tempo, conduce inevitabilmente alla malattia e alla morte.

Ma quanto più il consumo delle droghe e degli alimenti tossici è abituale e condiviso, tanto meno si riesce a comprenderne la pericolosità.

Assuefazione, regressione, deresponsabilizzazione e crisi di astinenza, infatti, si sommano all’effetto socializzante della condivisione del “peccato”, generando una complicità che sigilla il consumo delle sostanze nocive all’identità e all’autostima, rendendo difficilissima la disintossicazione.

La socializzazione e la condivisione, infatti, generano forti legami affettivi che, uniti ai meccanismi regressivi e deresponsabilizzanti, fanno sì che i consumatori di droghe, legali o illegali, si sentano scagionati dalla necessità di preoccuparsi della propria salute e autorizzati a infierire su se stessi ingerendo sempre maggiori quantità di sostanze dannose.

Queste ultime, infatti, oltre a provocare un compulsivo bisogno fisico, diventano parte di un rito sociale che sancisce l’appartenenza al gruppo trasformandole in uno strumento di riconoscimento, approvazione e identità.

Regressione, deresponsabilizzazione e crisi di astinenza sono le cause principali della dipendenza che tiene incatenate milioni di persone al consumo di alimenti dannosi e di droghe.

E’ in questo modo, purtroppo, che ha preso forma nel tempo quella tossicodipendenza alimentare che avvelena la nostra società e che provoca così tanta sofferenza nel mondo, distruggendo il pianeta e la salute e provocando la morte di tanti esseri viventi, in nome dei guadagni delle industrie alimentari e delle case farmaceutiche.

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DROGHE ILLEGALI E DROGHE LEGALI

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Sempre più numerosi studi scientifici mettono in luce gli effetti dannosi di tanti alimenti che consumiamo abitualmente ma, nonostante queste informazioni siano documentate e condivise, smettere di utilizzare i cibi deleteri per la salute e seguire un’alimentazione più sana, scatena, come si è visto, pericolose reazioni di dipendenza, regressione e deresponsabilizzazione che rendono quasi impossibile il perseguimento dei buoni propositi.

Nella nostra società esistono droghe illegali, segnalate e demonizzate dalla scienza ufficiale e dai mass media, e droghe legali, sponsorizzate e incentivate, con ogni tipo di pubblicità dagli stessi organi di informazione.

Ci è stato insegnato che mangiare è indispensabile per vivere, eppure sappiamo tutti che attualmente si muore di obesità, cancro, gotta, diabete… e innumerevoli altre malattie conseguenti all’eccessiva alimentazione e alla tossicità dei cibi.

La cultura di massa si guarda bene dal rivelare che molte sostanze alimentari provocano assuefazione, dipendenza e crisi di astinenza, generando le stesse problematiche psicologiche e fisiche delle sostanze psicotrope.

L’imponente bombardamento mediatico e medico, volto a incrementare il consumo di alimenti tossici, a vantaggio delle multinazionali alimentari e farmaceutiche, contribuisce a creare una grande complicità tra i consumatori dei prodotti sponsorizzati, spingendo a condividere i riti tribali del “farsi insieme” (chiamati pranzo, cena, aperitivo, merenda, spuntino, colazione…) come se si trattasse davvero di necessità imprescindibili e non di un bisogno indotto ad arte da chi lucra sulle malattie e sulla vendita dei generi alimentari e dei farmaci.

Il cibo, infatti, proprio come tante altre droghe, aggiunge al suo effetto euforizzante, calmante o stimolante, un importante valore di aggregazione, condivisione, riconoscimento e approvazione di gruppo.

Tanto che oggi è diventato quasi impossibile intraprendere una dieta e seguire un percorso di disintossicazione, senza subire gli attacchi e le critiche di amici e parenti, e affrontare il doloroso stato di emarginazione e isolamento che ne consegue.

Inoltre, per liberarsi dalla dipendenza, è inevitabile sopportare, per un tempo più o meno lungo, le devastanti crisi di astinenza che accompagnano ogni disintossicazione, lasciando il corpo spossato, dolorante, in preda all’ansia o in balia di gravi depressioni.

Questo drammatico quadro fa sì che, spesso, anche le persone più motivate finiscano per abbandonare il progetto di una salute migliore.

E’ in questo modo che si sostiene e si perpetua da sempre una grave intossicazione alimentare, funzionale alla vendita di tanti prodotti nocivi e dei farmaci indispensabili per curare le malattie da essa provocate.

Liberarsi dalla dipendenza dal cibo e ritrovare le chiavi della salute, significa, perciò, rimboccarsi le maniche e cercare da soli le informazioni necessarie a cambiare il proprio modo di alimentarsi, verificando ogni volta sulla  pelle la bontà delle notizie ricevute.  

Per riuscirci è indispensabile reagire all’emarginazione e allo sconforto, che fanno seguito al cambiamento nello stile di vita e alle crisi di astinenza, coltivando in se stessi l’autonomia e la responsabilità che si accompagnano alla libertà di pensiero.

Solo così diventa possibile ristabilire lo stato di benessere e di vitalità che la natura ha donato a tutte le specie animali e che l’umanità, nella sua presunzione di superiorità, ha invece pericolosamente perduto, privando se stessa della salute e della libertà.

Carla Sale Musio

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