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Per "Fido" stessi diritti di un figlio minore

Per “Fido” stessi diritti di un figlio minore

Per “Fido” stessi diritti di un figlio minore: giudice decide per affidamento congiunto.

La sentenza del Tribunale di Roma sul caso di una coppia solo convivente che si separa: entrambi dovranno prendersi cura del cane, dividendo spese e mantenimento. Non conta che i due non siano sposati: l’animale li ha percepiti come la sua famiglia.

ROMA – Il cane di casa ha gli stessi diritti e merita la stessa tutela di un figlio minore. Per questo il Tribunale di Roma decide l’affidamento congiunto di Fido, che trascorrerà metà tempo con lui e l’altra metà con lei. Per tre anni, l’animale è vissuto con una coppia non sposata, ma solo convivente, che si è poi separata. Ora entrambi i padroni – espressione non felice, scrive il giudice – dovranno prendersi cura del cane, dividendone anche le spese di cura e mantenimento, dalle crocchette al veterinario.

La causa – di cui scrive il sito Cassazione.net – prende le mosse da un presunto rapimento. Dopo la separazione dalla compagna, lui chiede di tenere il cane per un week-end e invece lo trattiene con sé senza più restituirlo. Lei – disperata – cerca di riaverlo indietro, poi va in Tribunale. La donna sostiene che l’animale sia suo perché è stata lei a raccoglierlo in strada e lei a iscriverlo all’Anagrafe canina, con tanto di microchip. Lui obietta che Fido era stato iscritto all’Anagrafe a nome della donna solo perché lei risiedeva a Roma, mentre lui no. Il cane dunque era suo.

La causa va avanti con tanto di documenti e testimoni a favore delle due parti. Poi il giudice tira le fila e decide seguendo questo ragionamento. Primo: centrale in questo caso è il benessere del cane, che è assimilabile a quello del figlio minore della coppia. Secondo: vista con gli occhi teneri di fido, non ha alcuna importanza se la coppia sia sposata o solo convivente. Il cane ha percepito quella come la sua famiglia, consegnando pari affetto a lei come a lui, all’uomo come alla donna. In questo senso, d’altra parte, va una proposta di legge che equipara la famiglia legale e quella di fatto in materia di cura dell’animale domestico. La proposta di legge – che punta a modificare l’articolo 455-ter del Codice Civile – non è stata ancora approvata solo per il colpevole ritardo del legislatore, accusa il giudice nella sentenza.

Il giudice, infine, fa riferimento a due precedenti pronunce dei Tribunali di Foggia e Cremona. La prima ritiene che interesse del cane sia vivere con uno solo dei componenti della coppia scoppiata, ma assegna all’altro un diritto di visita per alcune ore della giornata. La seconda sentenza punta invece sull’affidamento congiunto. Ed è questa la strada che imbocca anche il giudice di Roma per dirimere il nuovo caso. Fido resterà sei mesi con lei e sei mesi con lui. Quando una delle parti terrà l’animale, l’altra avrà diritto ad averlo due giorni alla settimana (notti incluse). I primi sei mesi, dopo la sentenza, spettano alla donna.

E il rapimento? Il giudice osserva intanto che l’affetto per la padrona è immutato nella memoria sentimentale del cane, anche se non ha potuto vederla per ben tre anni. Lui – che si è appropriato del cane senza averne alcun diritto e per così tanto tempo – è condannato a pagare le spese processuali pari a 5.049 euro, più un rimborso forfettario del 15 per cento, più Iva, più gli oneri per la Cassa previdenziale Avvocati.

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